Ambiente di vendita

Il Big Data implica dei rischi

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L’ avvento della digitalizzazione e la crescita dell’Internet of Things hanno apportato cambiamenti rivoluzionari nell’ambiente del retail. Tra essi la possibilitá di trarre vantaggio dal raccogliere, analizzare e trattare il Big Data.

Nonostante ció, lo sfruttamento dei dati rigurdanti i consumatori per avere informazioni sempre piú precise ha portato a galla alcuni dubbi riguardanti la privacy di ogni singolo individuo. Molte compagnie fanno affidamento su uno o piú partner esterni per essere in grado di maneggiare correttamente il Big Data ma non sono pienamente a conoscenza dei rischi che tali procedure e l’inserimento di un third player, potrebbero apportare all’interno della supply chain.

Infatti, un player esterno che ha accesso hai dati dell’azeinda puó tracciare l’impronta digitale lasciata da essa e trarne profitto. Ció avviene perché l’impronta digitali di ogni singolo consumatore, oggigiorno é intrecciata, inserita e influenzata dai rapporti che ha con altri utenti tra cui appaiono le corporazioni stesse. Di conseguenza, il data collector incaricato di estrapolare le informazioni puó avvalersi della libertá di svelare dati che riguardano il cuore della compagnia dato che online le barriere tra individui fisici e il retail sono praticamente azzarate.

Inoltre oggi la raccolta dati non si limita ad informazioni impersonali, quali i tipi di libri che i consumatori preferiscono, che websites vistano, etc. Bensí, serve ad ottenere un’immagine completa del contesto in cui si inserisce il consumatore, un constesto in cui i brand e i marchi preferiti dall’individuo hanno un ruolo importante.

Nonostante la srtabiliante rivoluzione tecnologica, le aziende odierne ancora non son provviste di adeguate misure di protezione per gestire correttavente la privacy corporativa ed i propri profitti. Nei prossimi anni verrá sviluppato un regolamento Europeo per la gestione dei dati che stabilirá nuove normative in grado di fornire sicurezza al consumatore cosí come all’azienda. Oggi la grande differenza nel tipo di raccolta dati che implica anche un’attenzione alla privacy differente é determinta da quali informazioni i retailers vogliono ottenere. Posso essere dati identificativi o semplicemente numerici. I primi apportano molte piú complicazioni per quanto riguarda il tema privacy, infatti implicano la conoscenza di informazioni quali il nome del consumatore, etá, genere, etc. Mentre, la seconda tipologia é puramente quantitativa e si riferisce a comportamenti di gruppo che non necessitano di informazioni precise.

Perció, le compagnie che operano nel settore retail e non, e che vogliono avvalersi dei benefici apportati dalla raccolta dati, devono tenere da conto i rischi che questo processo puó apportare. Un consiglio é quello di avvalersi di un avvocato specializzato nella gestione di casi legati alla privacy digitale e Big Data.

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