Ambiente di vendita

I consumatori non sono propensi a condividere i dati

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I retailers vogliono sempre piú informazioni rigurado ai consumatori e le tecnologie di Retail Intelligence presenti oggi nel mercato gli offrono numerosi modi per averle, sia che i clienti ne siano informati o meno.

Nella corsa per creare shopping experiences sempre piú personalizzate per i clienti, i retailers ed i brands tengo gli occhi ben aperti sul comportmento e le abitudini dei consumatori durante l’acquisto. Infatti si avvalgono di tecnologie capaci di tracciare la cronologia delle ricerche web dei consumatori, monitorare l’uso dei coupon tramite applicazioni installate sugli smartphones o dai social media.

Tre su cinque consumatori afferma di non volere condividere i propri dati personali, come compleanno, reddito, maccina, gusti, etc. Retail Drive nel suo ultimo survey sui consumatori ha scoperto che gli uomini sono piú propensi nel condividere i propri dati rispetto alle donne, cosí come i clienti al di sotto dei 45 anni, sempre se hanno qualcosa in cambio.

Del 43% dei consumatori che si dichiarano propensi ad aprirsi, il 61% lo fa per i programmi “fidelty” che gli permettono di accumulare punti e premi mentre sempre 61% si aspetta discounts ed offerte speciali.

Nonostante ció, Amazon e altri players tecnologici del settore, ha trovato un modo per aggirare il problema di ottenere il consenso dai consumatori. Infatti, tenendo traccia dei clicks, delle pagine viste, delle liste dei desideri ed i carrelli online, l’e-tailer ha la possibilitá di offrire shopping expereince estremamente mirate e personalizzate.

Infatti, le piattaforme tecnologiche che lavorano con algoritmi specifici in grado di sbrogliare l’enorme matassa di dati creati dai consumatori online ed offline, si avvalgono anche di intelligenza artificiale e strumenti self-learning in grado di creare specifici suggerimenti per il consumatore e promozioni personalizzate su misura.

É da sottolineare peró che questa paura di condividere i propri dati riguarda la popolazione dai 45 anni in su,che afferma di non aver alcun interesse e di non voler condividere i propri dati con i retailers (76%). Dal’altra parte, i consumatori piú giovani, dai 45 in giú, si ritiene propenso nel condividere i propri dati personali (62%) sempre se poi il brand sará in grado di utilizzarli per creare un’ esperienza di acquisto assolutamente personalizzata ed unica.

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