Interviste

Intervista a Dario Caminiti, ex Innovation Project Manager per Wind ed esperto in strategie di vendita

AAIA_wDGAAAAAQAAAAAAAA1yAAAAJDRhODY4YmUzLTUyY2ItNDliZC1hOWFjLTMwNDM1YjE0YTY5MwNell’intervista di questo mese conosceremo un po’ meglio Dario Caminiti, ex Innovation Project Manager per Wind ed esperto in strategie di vendita, innovazione e multicanalità.

Come esperto ed ex manager di Wind, avendo seguito l’istallazione dei pilot test di TC Group Solutions per gli store della nota compagnia telefonica, potresti dirci che tipo di vantaggi apportano le tecnologie dedicate al retail nel settore delle telecomunicazioni?

Direi enormi vantaggi. Attualmente, un’azienda che vuole continuare a fare business deve necessariamente investire nelle nuove tecnologie. La scelta di fare un pilot test con TC Group Solutions è nata appunto dall’esigenza di poter monitorare a distanza lo store traffic dei singoli negozi anche in real time e mettere in campo le azioni necessarie per l’ottimizzazione delle risorse, intese sia in termini economici che di personale.

I dati forniti dal vostro sistema, elaborati con le informazioni di customer flow management e customer satisfaction sono stati di fondamentale importanza anche nel comprendere dinamiche di negozio fino a quel momento poco note.

Il BigData sta acquistando sempre più importanza nel settore della vendita al dettaglio. Secondo lei ci sono dei falsi miti da sfatare?

Il BigData è una risorsa fondamentale per un’azienda che vuole proiettarsi verso il futuro. Inoltre, è una risorsa soprattutto in termini economici perché questa generazione di tecnologie e architetture produce valore. Ci viene offerta la possibilità di misurare di continuo la percezione del cliente, in modo da predire come ogni evento potrebbe influire sulla sua esperienza e consentendoci di dare priorità agli interventi correttivi per la customer satisfaction, addirittura prima che l’evento stesso si verifichi. Per questo ritengo che bisogna cambiare il modo di fare business, perché questi strumenti sono fonti inesauribili adatte a far emergere la cosiddetta “conoscenza nascosta”, sfruttando tutte le informazioni che arrivano anche dai social media. Per quanto riguarda i falsi miti, credo che quello degli investimenti in termini economici e di tempo troppo elevati, è già stato sfatato. Chi ha deciso di investire è proiettato verso una nuova dimensione, mentre gli altri resteranno a guardare.

Quali sono le tecnologie che provvedono il miglior supporto per il raccoglimento dei dati?

Dipende da molti fattori. Credo che il Social Media Monitoring sia uno dei sistemi più importanti, soprattutto per alcune aziende nel monitoraggio della web community. Impossibile poi, non citare google analytics.

Sono certo che, nel mondo del retail, la vostra soluzione sia indispensabile e, come ho detto prima, se abbinata a sistemi di CFM, customer satisfaction o CRM, allora la visione del negozio è totale.

In che modo il brand può utilizzare i dati nelle sue strategie di negozio? E perché é necessario farlo?

Le persone ogni giorno forniscono spontaneamente alle aziende un numero di informazioni tali che è diventato quasi banale costruire il profilo di un lead, sia che questo sia connesso o non connesso alla rete. L’impatto sul business è quindi notevole perché consente di allocare diversamente le risorse, aumentando tempo e capitali per lo sviluppo di nuovi servizi. Ad esempio, conoscere le abitudini di ogni singola persona che interagisce su un sito consente la profilatura dell’offerta con una significativa riduzione dei costi di advertising. Un manager ha quindi l’obbligo di analizzare, studiare e comprendere le informazioni in suo possesso, e mettere in atto le strategie esatte per incrementare i ricavi della propria azienda.

L’errore che molti manager, ad esempio del settore commerciale, ancora oggi commettono, è quello di pensare in modo analogico: approcciano alle tecnologie con diffidenza, per affidarsi esclusivamente alla strategie del marketing non supportate però da una divisione di innovazione. È una vecchia concezione di fare business, con una visione limitata delle strategie e delle dinamiche di negozio. Si tratta di un problema di cultura e competenze, che in alcuni ruoli mancano e che, alla lunga, sono certo faranno la differenza.

Che cosa pensa del nuovo concetto dell’industria 4.0? Il futuro sarà davvero dominato da tecnologie self-learning automatizzate?

L’industria 4.0 sta diventando una realtà. Efficienza, flessibilità nella gestione dei processi produttivi, risultati tangibili e personale qualificato sono solo alcuni dei benefici che sta portando questa nuova rivoluzione industriale. Penso agli investimenti industriali in ricerca e sviluppo, agli aiuti alla crescita delle imprese (startup), all’evoluzione delle infrastrutture di rete e ai miglioramenti in termini di cybersecurity. Credo che, ad esempio, proprio nell’ambito cybersecurity, le macchine possano sostituire l’uomo. Esistono già oggi dei sistemi che riescono ad individuare le minacce senza avere uno storico di attacchi informatici. Il rapporto McKinsey, pubblicato nel 2017, prevede che le macchine sostituiranno l’uomo nel 49% dei lavori, con una crescita significativa della produttività. Tutto ciò non va visto come una minaccia per i posti di lavoro, ma come un’opportunità per la nascita di nuovi tipi di lavoro. Macchine e uomo lavoreranno sempre più fianco a fianco.

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